rullo compressore, amico e andiamo, andiamo Argentina

Quando i Metallica sono arrivati ​​in Argentina per la prima volta nel 1993 e hanno suonato al Vélez, dovevi andare a vederlo perché non sapevi se sarebbe tornato. Successivamente, ovviamente, i fan sono stati riempiti con otto spettacoli fino al 2017, anche a Córdoba, ma dopo due sospensioni per pandemia, dovevi andare a vederli perché quello di sabato poteva essere l’ultimo. Qualunque cosa sia, l’energia e il suono che offre il quartetto di Los Angeles meritano che coloro a cui piace la loro musica vadano ogni volta che vengono. E anche chi non lo fa.


Metallica sugli schermi del Campo Argentino de Polo (Emmanuel Fernández).

La sete di thrash metal (anche se con arrangiamenti molto interessanti su diverse canzoni che riducono quell’estensione) è stata placata da molto tempo con posti esauriti al campo del Polo argentino di Palermo (c’erano i giovani tifosi e quelli di prima con i figli, un classico di queste longevità). Secondo i calcoli, 60mila persone hanno visto uno spettacolo pulito, quasi perfetto che non ha dato luogo a vaghezza o improvvisazione se non per l’indimenticabile saluto finale.

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uno dei leader, James Hetfieldvoce e seconda chitarra furiosa (deve avere un pugno destro roccioso per tanto strimpellamento), dopo aver trattato il pubblico come una famiglia e aver fatto notare che in 40 anni di carriera la band continua a venire nel paese, è andato al microfono per dare via i plettri che aveva lasciato. La prima chitarra fece lo stesso Kirk Hammet e il bassista Robert Trujilloma questi con decine di punte che tiravano fuori come in un contenitore di plastica da mezzo chilo di gelato.

Metallica all'Argentine Polo Field (Emmanuel Fernández).

Metallica all’Argentine Polo Field (Emmanuel Fernández).

I microfoni erano ancora collegati anche se gli strumenti erano riposti e la batteria dell’altro leader del gruppo, Lars Ulrichraffreddato, ammaccato. Hammet aveva già terminato il suo saluto quando Trujillo si è avvicinato al microfono, ha chiesto attenzione e sorpreso con “Dai, dai, Argentina, dai, dai, vinciamo, questo bar…”. Il pubblico che non aveva ancora affrontato la Libertador, tra sorpreso ed emozionato, non poteva crederci…

Naturalmente, solo le prime tre parole della famosa canzone da campo erano necessarie ai fan per completare in coro ciò che un Trujillo aveva iniziato, come mai prima d’ora, aveva preso il sopravvento sul palco come se fosse il uomo di fronte del gruppo. Dopo “Argentina, Argentina”, l’ex Ozzy Osbourne se ne andò con un sorriso gigantesco mentre Ulrich gli si avvicinava e gli chiedeva di cosa si trattasse, non capendo lo spagnolo o la reazione della gente.

Hetfield è nato a Misiones?

Ad un certo punto dello spettacolo, dopo la sesta canzone (One), l’uomo ormai dai capelli corti con la faccia da bravo e simpatico (ha 58 anni, passano gli anni e per fortuna la voce di quel giovane dai capelli lunghi e selvaggi resti di capelli) si è chinato a prendere da bere, ma invece di prendere una bottiglia ha preso un compagno (sì, un compagno) e ha preso una bella botta dalla bombilla. ¡que!

L ‘”Argentina, Argentina” ha sostituito il solito “olé, olé, olé, Metá-licá”. Avrebbe potuto essere: Maté-lica.

Non solo era bello sullo schermo, ma Hetfield l’ha virtualmente offerto alle persone con “Cheers!” molto chiaro. Da dove veniva? Una promozione, pianterai yerba mate? Niente di tutto questo. Il buon vecchio James è sposato con una donna di Rosario, Francesca Tomasi, che ha già conosciuto negli Stati Uniti, nel ’92, si sono sposati nel ’97 e hanno tre figli. Logicamente, il musicista adottò alcune usanze creole, come il mate.

Uno spettacolo per i fan e Co.

Non si sapeva bene con quale struttura si sarebbe presentata la banda che arrivava dal Cile e si era fermata nello stesso albergo di River. Lo ha fatto con tutto. Schermi giganti (forse avrebbero dovuto mostrare di più i musicisti, soprattutto per chi era in campo comune, lontano dal palco), spettacoli di luci e tanto pirotecnico (più dei Kiss, anche).

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Quanto ai temi, ne hanno suonate 16 in poco più di due ore con le chitarre che battono lo stop in modo prepotente, al di là del fatto che solitamente quello è il lavoro del tandem batterista-basso, che non minimizza esattamente questa società. Sia Ulrich che Trujillo (suona con le dita d’acciaio, non un piccone) se ne saranno andati con i crampi.

Trujillo, Ulrich, Hetfield e Hammet (Emmanuel Fernández).

Trujillo, Ulrich, Hetfield e Hammet (Emmanuel Fernández).

La lista era una combo dei loro primi album (con Kill ‘Em All nell’83 è nata la storia), di cui cinque dal “black album”, quello che generò all’epoca (1991) domande da parte dei fan più radicali ma ne portò di nuove non tanto trasheros, diciamo. Hanno aperto con Wiplash (da Kill ‘Em…) e la chiusura tanto che tutti hanno saltato è stata con Enter Sandman (precisamente dall’altro album citato).

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Coloro che non conoscevano il scalettaprobabilmente sono stato sorpreso da tre canzoni non così hiteros come Moth Into Flame, Spit Out the Bone (dall’album Hardwire… a Self-Destruct; dà il nome al tour, WorldWired Tour) e No Leaf Clover (da S&M). Ovviamente non sono mancati Master of Puppets, Seek & Destroy, Creeping Death, etc.

james Hetfield, voce e seconda chitarra (Emmanuel Fernández).

james Hetfield, voce e seconda chitarra (Emmanuel Fernández).

Fino a quando coloro che erano sui balconi del palazzo dietro le quinte se ne saranno divertiti, immaginiamo, ascoltando l’audio dal vivo e guardando la trasmissione Flow, che lo ha trasmesso in diretta. È qualcosa…

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Come ha detto un fan della prima ora, “avrebbero potuto suonare più canzoni del lato B”. Tuttavia, per lo più hanno scelto i classici, quelli che suonavano da dieci punti e con i quali sanno di non sbagliare. Beh, non si sa mai quando potrebbe essere l’ultimo spettacolo. Pertanto, è meglio godersi questi tipi di band quando arrivano e non aspettare la prossima opportunità.

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